IL GRIDO DEL DALAI LAMA. E’ un GENOCIDIO CULTURALE
Non accenna a placarsi la rivolta anticinese dei tibetani a tre giorni dagli scontri di Lhasa, nei quali decine di persone hanno perso la vita. Altri sette monaci sono stati uccisi dalla polizia cinese in una zona tibetana della provincia del Sichuan, secondo attivisti filotibetani, mentre le forze di sicurezza stanno conducendo rastrellamenti a Lhasa, la capitale del Tibet sconvolta da venerdì scorso dalle proteste anticinesi. Il Dalai Lama, il leader tibetano che vive in esilio e che la Cina accusa di aver organizzato la rivolta, ha denunciato in una conferenza stampa a Dharamsala, in India, il “genocidio culturale” in corso in Tibet. Ha confermato che chiede l’ autonomia, e non l’ indipendenza per il Tibet e si é dichiarato contrario al boicottaggio delle Olimpiadi, che viene invocato da alcune organizzazioni umanitarie.

Siti web degli attivisti tibetani riferiscono che i loro slogan erano “il Dalai Lama deve tornare in Tibet” e “i tibetani devono godere dei diritti umani in Tibet”.
Fonte: Ansa.it